[Racconti] Volere Valere (seconda parte)

Continua….

“La prego mi aiuti!” mi disse con voce gutturale.
“Non si preoccupi. Ora ci sono io. Vedrà che andrà tutto bene.” In realtà non ero affatto sicuro che tutto sarebbe andato bene ma cos’altro potevo dire?
Il volto dell’uomo era una maschera di sangue e per evitare una qualsiasi complicazione gli chiesi di continuare a parlare, magari raccontandomi cos’era successo.
“Non lo so…” La sua voce fu bassa “Ero in macchina che percorrevo la strada… non so… dal bosco è uscito qualcosa che non sono riuscito ad evitare. L’ho colpito… ma era grosso… poi non ricordo più nulla.”

La portiera era bloccata e storta, il vetro era in frantumi sul corpo dell’uomo, il parabrezza invece disegnava una quasi perfetta ragnatela… dovevo pensare… dovevo capire come poterlo liberare senza fargli subire ulteriore dolore. Intanto la povera bestiola, ancora incastrata, fece udire il suo lamento disperato.
“Cos’era? Cosa ho colpito?”
E tu in un momento come questo vuoi sapere cos’hai investito? Avrei voluto rispondergli in questo modo ma ho preferito evitarlo.
“E’ un cervo irlandese. E’ molto grosso e robusto. Per questo la macchina si è capovolta.”
E finalmente la portiera, con non poca fatica, si aprì lentamente alla mia pressione.
“Tenda le braccia verso di me. Ci riesce?”
“Si! Si!” così dicendo le allungò. Sono riuscito ad afferrarlo e, con molta cautela, a tirarlo fuori dalla vettura. Adagiato li accanto, sul prato incontaminato, iniziai subito a scrutarlo e a cercare di vedere tutte le ferite. Non mi parve di trovarne a parte un taglio lungo la fronte che non sembrò essere profondo.
“E’ stato fortunato. Non si è fatto nulla di grave. Come si sente?”
“Mi gira la testa e mi sento tutto indolenzito.”
“E’ normale dopo un incidente! Lei rimanga qua tranquillo mentre io vedo il cervo ok?”
“Si. Va bene!”

“Ti prego no!” Mentre mi avvicinai vidi l’animale immobile con gli occhi chiusi. Mi auguravo di non essere arrivato troppo tardi per poter cercare di aiutare anche lui. In un qualche modo che non riuscivo a comprendere bene, lo districai da quella morsa fatta di corteccia e lamiera. E in tutto quel tempo l’unico segno di vita che il cervo irlandese mi mandò, è stato quello di aprire gli occhi e di fissarmi con un’intensità tale che avevo quasi percepito la paura e la sofferenza che provava.
“Dai piccolo. Vedrai che te la caverai anche tu!” Ho capito subito che il taglio intorno alla gola non era come quello che aveva l’uomo sulla fronte. Da quella specie di sorriso malefico infatti continuava ad uscire, lento ma costante, un rivolo di sangue. E con esso anche la forza… La vita. Dovevo bloccare l’emorragia… Come potevo riuscirci? L’unica soluzione sarebbe stata quella di usare la maglietta e legarla ben stretta intorno al suo collo. Così feci e mi sembrò anche funzionare. Pian Piano, dopo interminabili minuti in cui tenevo la testa della bestiola appoggiata sulle mie gambe accavallate, il cervo ha riaperto gli occhi e sembrava volesse cercare di balzare via da me, da quell’essere che magari ha cercato di ucciderlo. Fui felice, ero riuscito ad essere utile anch’io.

“Complimenti ragazzo! E’ riuscito a salvare la vita di quel povero animale innocente… E anche la mia!”
Girai la testa di lato e ho visto l’uomo, a cui avevo detto di rimanere tranquillamente sdraiato, in piedi accanto a me che ammirava il mio operato. Ero talmente felice che dalla mia bocca non uscì alcun suono.
“Mi dica… E’ un dottore o un veterinario?”
“In realtà ne l’uno ne l’altro”
“Ma…” la sua faccia era talmente buffa che quasi scoppiai a ridere. Un misto di stupore, incredulità, e incomprensione trasformavano quel volto in una maschera carnevalesca, talmente assurda e inverosimile che ho preferito subito dare una migliore spiegazione nella speranza di calmare i suoi timori.
“Beh… Sono solo un ragazzo che… Ha voglia di… Valere!”
In effetti non ho mai creduto di essere stato molto più chiaro di prima, così, nel silenzio che seguiva dopo la mia misteriosa frase, decisi di andare via e di tornare sui miei passi. Tornare a casa.

Sono passati anni da quella sera e ancora nella mia vita nulla è cambiato. Tutte le persone con le quali mi trovo a contatto, prima o dopo, iniziano a criticarmi e a farmi capire che, come al solito, non valgo nulla.
Da quella sera, ogni volta che lo sconforto prende il sopravvento, mi immagino di essere quel cervo irlandese. E con ansia aspetto il mio veterinario dottore.

 

I personaggi, i fatti ed i luoghi citati in questo racconto sono pura opera di fantasia. Ogni riferimento ad episodi realmente accaduti è da ritenersi puramente casuale.

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4 Responses to [Racconti] Volere Valere (seconda parte)

  1. elis ha detto:

    appena ho letto il primo pezzo mi è venuto in mente la solita domanda che mi perseguita negli ultimi tempi: “cosa dobbiamo dirgli?” “signore stia tranquillo non è successo nulla” 🙂
    aperta e chiusa questa piccola parentesi, beh..seconda parte all’altrezza della prima 🙂

  2. Il mondo di o.z. ha detto:

    Perchè alla fine è l’unica risposta che si possa dare… In qualsiasi situazione!
    Troppi complimenti… Iniziano a farmi male… Ci vogliono critiche!!! Ahahahah 😉
    Grazie 1000!!!! 😛

  3. elis ha detto:

    si ma a me se capita di leggere qualcosa si tratta della gazzetta dello sport o qualcosa di simile quindi il mio giudizio prendilo un po così.. 😛

  4. Il mondo di o.z. ha detto:

    Ahahahahah Ok allora lo terrò a mente!!! 😀

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